DANNI COLLATERALI: LA PACE

02/10/2021 : 11:45

 DANNI COLLATERALI: LA PACE

Il Pentagono ieri (19/09/21) ha infine ammesso che l'attacco tramite droni lanciato a Kabul dagli Stati Uniti il 29 Agosto è stato un “tragico errore”. Ricorderete che dopo l'attacco dell'ISIS-K che aveva causato vittime tra i civili afghani e i militari statunitensi all'aeroporto di Kabul, l'amministrazione USA aveva tuttavia annunziato trionfante di averne sventato un altro, uccidendo un secondo attentatore suicida prima che si facesse esplodere tra la folla. Invero, avevano provocato la morte di altri 10 civili innocenti: il missile Hellfire aveva unicamente sterminato la famiglia (con 7 bambini) di Zemari Ahmadi, non un terrorista ma il referente locale di un'organizzazione umanitaria statunitense... Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin ha chiesto scusa per il tragico esito affermando: “Ci scusiamo, e lavoreremo per imparare da questo orribile errore”, ma quel che colpisce è che ci si scusa per il singolo episodio (smascherato dal New York Times) ma non si mette ancora in discussione il modo col quale "la più grande democrazia del mondo" fa ordinariamente fronte a crisi e conflitti: il "diritto" che gli USA e pochissimi altri nel mondo si autoattribuiscono a colpire ovunque i presunti o veri nemici della democrazia “qualunque cosa accada”. Scarso l'interesse dei governi occidentali e dei media per il numero delle vittime innocenti, i cosiddetti "danni collaterali", eppure si tratta di un numero eccezionalmente alto. Un rapporto del 2019 mostrava che i civili uccisi nel corso di iniziative militari o di azioni di rappresaglia intraprese dalla NATO in Afghanistan erano erano ben più numerosi che negli attacchi di segno contrario intrapresi dai gruppi ribelli: oltre 30.000 civili colpiti "per errore" dalle potenze occupanti. Non pochi i casi in cui villaggi pacifici sono stati oggetto di bombardamenti con oltre 100 morti in un unico attacco (Hyderabad nel 2007, Azizabad nel 2008, Granai nel 2009...). Qualche volta le bombe e i missili colpivano nel pieno di una festa popolare o di un matrimonio (come ad Haska Meyna, nel 2008, con 47 morti in prevalenza donne e bambini). Episodi devastanti per la psicologia ed il senso morale dei sopravvissuti. Considerata la cultura tribale locale, quanti giovani avranno giurato di vendicare i propri parenti morti? Non poche volte questi massacri sono stati negati o sono stati tenuti nascosti o si è tentato di attribuirli ai talebani o di ricondurli a dissidi tra gruppi tribali rivali. L'insistenza sulla questione femminile in quel Paese, quasi fosse l'unica problematica aperta, appare non poco sospetta: consente ai governi occidentali e ai media compiacenti di far luce verso un unico punto ad oscurare tutto quanto il resto. Non c'è dubbio invece che per molti afghani la fine improvvisa di 20 anni di occupazione euro-americana sia ora vissuta come un trionfo e un premio per chi resiste e non si sottomette anche di fronte ad un nemico dalla potenza militare soverchiante. Ma pure sul piano politico, l'Occidente ha la coscienza sporca: quando i talebani furono rovesciati la prima volta nel 2003, ci si guardò bene dal rimettere sul trono l'anziano re Mohammad Zahir Shah (come era stato promesso) e di restituire piena autorità all'assemblea dei saggi e degli anziani, la "Loya Jiirga" (500 delegati da tutto il Paese) che avrebbe dovuto affiancarlo. Si è scelta la strada (ideologica) dell'esportazione dei "valori dell'Occidente" così da poter disporre anche nel futuro di uno strategico avanposto geopolitico nel cuore dell'Asia Centrale. Del resto, obiettivi inconfessabili e obliqui spiegano anche il protrarsi infinito del fallimentare tentativo di destabilizzazione della Siria... Ha scritto di recente il giornalista freelance Patrizio Ricci che il mondo non ha bisogno di cambiare solo rispetto alle strategie di impiego dei mezzi militari, il mondo ha bisogno di cambiare mentalità se davvero desidera la pace. Ma il primo passo perché la pace sia possibile è che cessi la produzione delle menzogne. 

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