Riflessioni di politica internazionale

16/04/2019 : 14:23

RIFLESSIONI DI POLITICA INTERNAZIONALE

Viviamo da alcuni mesi in una situazione di gravissima tensione internazionale. La maggior parte degli italiani, distratti disinformati plagiati da una propaganda occidentale che nasconde gli accadimenti o li racconta in maniera falsa e tendenziosa,  ignora i fatti, o li sottovaluta, o li recepisce supinamente senza degnarsi, senza sforzarsi, di capire e di ricercare la verità. La maggior parte degli italiani è stata abituata a dare poca importanza alla politica estera ritenendo che si tratti di cose lontane, che non toccano i nostri interessi concreti e giornalieri che sono le pensioni, il reddito di cittadinanza, gli sbarchi di migranti clandestini, la legittima difesa, le prossime olimpiadi, le buche delle strade, ecc. Che si spendano 70 milioni di euro al giorno per il mantenimento delle truppe americane e NATO in Italia, che Trump abbia intimato al governo italiano di portare la cifra a 100 milioni giornalieri, che un altro enorme numero di milioni spendiamo per la guerra americana in Afganistan, che tutto ciò incide pesantemente sul bilancio dello stato e automaticamente sulla continua crescita delle tasse,  non crea alcun dissenso e nessun sospetto che tutte queste cose riguardino la nostra vita personale da vicino ed in maniera determinante. Esaminiamo pertanto alcune situazioni particolari.

PARTE PRIMA

I Curdi

 

Dopo che i servizi segreti americani hanno armato e finanziato i  Fratelli Musulmani e i Salafiti e assoldato fondamentalisti provenienti da tutto il mondo per abbattere il legittimo governo siriano, i Curdi hanno ritenuto che fosse per loro venuto il momento di attuare una secessione e creare un proprio stato indipendente. Attaccati pesantemente dai Turchi contrari alla creazione di uno stato curdo, e non potendo chiedere ovviamente aiuto all'esercito della Repubblica Siriana, si sono alleati con gli Americani che li hanno a loro volta armati dichiarando di aiutarli nel loro progetto secessionista. Quando l'aiuto degli Americani e dei loro alleati si è attenuato essi  trovandosi  ancora una volta una compatta armata turca determinata a sterminarli hanno tentato un accordo con il governo siriano. Come era facile prevedere l'accordo allo stato attuale non sembra possibile. Non si può stare infatti con i piedi in due staffe, cioè contemporaneamente col governo siriano e con gli Americani  che quel governo intendono annientare.
I Curdi hanno dimostrato non di essere degli eroi ma degli opportunisti senza scrupoli; sono entrati in azione in un momento in cui la Siria stava attraversando una profonda crisi e, con il miraggio di fare un proprio stato, hanno invaso  territori a maggioranza araba scacciando gli arabi ed impossessandosi dei loro beni; hanno anche invaso con la protezione americana territori totalmente arabi impossessandosi di pozzi petroliferi. La loro vera preoccupazione non è stata tanto quella di combattere il terrorismo ma  di accaparrarsi lo spazio che era occupato  dall'ISIS. D'altra parte uno stato islamico al potere non avrebbe certamente tollerato una loro autonoma esistenza.
 Una tendenziosa  propaganda occidentale ha voluto presentare i Curdi come un'etnia eroica e benemerita e allo stesso modo ha presentato come eroi i mercenari fondamentalisti europei  che sono andati a combattere con essi avendo come scopo principale e reale di opporsi al (legittimo) governo di Asad, dopo che era stata creata la leggenda del   dittatore mostro che fa uccidere i bambini.
In definitiva i Curdi si sono alleati con gli USA (cioè con coloro che per motivi egemonici hanno provocato una guerra infame con totale disprezzo del diritto internazionale) non per l'interesse preminente di combattere il terrorismo, con cui hanno spesso collaborato e che spesso continuano ad utilizzare, ma per l'idea opportunistica e velleitaria di farsi un proprio stato. L'aiuto degli Americani è d'altra parte finalizzato a stringere la Siria tra lo stato sionista d'Israele a sud ed uno stato curdo a guida americana a nord.
Ridicola pertanto l'attuale propaganda filo curda operata  dagli organi d'informazione europea a favore della tesi che sono stati essi a sconfiggere il terrorismo. In primo luogo perché il terrorismo non è ancora stato totalmente sconfitto (vedi la provincia di Idlib), in secondo luogo perché chi ha dato il massimo contributo contro le varie organizzazioni terroristiche finanziate ed armate dagli Occidentali sono stati l'esercito della Repubblica Siriana, i Russi, gli Iraniani e gli Hezbollah.
 


Il diritto di autodeterminazione dei popoli

Un personaggio a livello nazionale quasi sconosciuto, Roberto Ciambetti, presidente del consiglio regionale veneto, ha recentemente dichiarato che a questo punto della situazione siriana (ancora in alto mare) ci sono le condizioni per dar seguito alla creazione del Kurdistan. Come tutti gli esponenti della Lega il Ciambetti è persona assai competente e preparata e sa quello che dice, come il suo capopartito Salvini. Ci permettiamo comunque di richiamare alla sua memoria quanto segue:
I curdi, che sono costituiti da etnie alquanto differenziate fra di loro anche dal punto di vista linguistico e culturale, sono distribuiti  principalmente tra Iran, Irak, Siria, Turchia e Armenia. Sarebbe pura farneticazione pensare alla realizzazione di un grande Kurdistan  con l'unificazione  di  tutti i territori da essi abitati . In particolare la Turchia ormai da svariati anni combatte al proprio interno una dura lotta armata con i curdi del PKK ed è già  fortemente impegnata in Siria a contrastare i combattenti curdi, armati e protetti dagli americani, perché vede come un grave pericolo uno stato curdo sui suoi confini orientali. Ma nemmeno realizzabili sono dei piccoli stati curdi; perché infatti dovrebbe la Siria consentire nel Nord-Nord Est uno stato di secessionisti filoamericani o perché dovrebbe consentirlo l'Iraq in una zona dove ha investito ingenti capitali per l'estrazione del petrolio?
Ma il Ciambetti parla come se non sapesse nulla di tutto ciò ed invoca il diritto di autodeterminazione dei popoli (forse sognando un grande stato "padano"). Principio in prima istanza  giusto che non è però l'unico su cui sono fondati gli stati, dove esistono  anche altre necessità come quelle di ordine geografico (tra cui sicuri confini) di carattere storico, economico e politico. Ma il principio dell'autodeterminazione è chiaramente irrealizzabile in moltissimi territori come l'area  balcanica dove i diversi popoli sono mescolati fra loro spesso in maniera inestricabile. Per concludere sarebbe interessante chiedere al Ciambetti se pensa che il principio di autodeterminazione debba essere applicato anche al popolo palestinese a cui, malgrado le delibere dell'ONU,  dal 1948 ad oggi  è stato negato il diritto di avere un proprio stato da Israele definito dal suo illustre capopartito "baluardo di democrazia". E perché allora non accettare anche la proclamazione d'indipendenza dei russi del Donbas nei confronti dell'Ucraina?


Le sanzioni

Molto probabilmente le sanzioni italiane alla Russia hanno fatto più danno a chi le ha emesse che a chi le ha ricevute. Le perdite subite a seguito delle "controsanzioni" russe hanno comportato all'Italia perdite gravissime nel campo delle esportazioni dei prodotti ortofrutticoli che assommano ormai a centinaia di milioni. Siamo di fronte ad una situazione assurda. La NATO applica sanzioni alla Russia ma nessun appartenente alla NATO è stato dalla Russia minacciato o danneggiato in qualche sua legittima attività. Le sanzioni vengono applicate solo per assecondare interessi strategici americani che nulla hanno a che vedere con gli interessi europei ed in particolare dell'Italia. Lo stesso discorso si potrebbe ripetere per le sanzioni alla Siria. Gli Americani che (insieme agli Israeliani) hanno deciso di annullare trattati e qualsiasi regola di diritto internazionale si sono assunti il compito (che nessuno ha loro conferito) di fare la lista degli stati "canaglia" e di infliggere sanzioni a chiunque non segua le  direttive conformi al loro ordine mondiale, ma non solo, essi rivolgono anche minacce agli alleati che non si dimostrano propensi ad assecondarli.
Ci si può chiedere a questo punto perché i governi europei accettano di attuare le sanzioni ordinate dagli USA quando in definitiva queste si risolvono in gran parte contro l'Europa ? I governi europei sono forse fatti da stupidi? Non sempre; spesso sono fatti da corrotti che agiscono a danno dei propri paesi.



    

PARTE SECONDA

 

Prudenza e pazienza senza limiti non sono delle virtù

 

 

 

E’ fuori discussione che senza l’aiuto richiesto a Russia ed Iran da parte del governo siriano, la Siria sarebbe oggi uno stato governato da Salafiti e fratelli Musulmani che sono in ottimi rapporti con gli USA analogamente ai Sauditi d’Arabia. Lo sterminio di cristiani e sciiti sarebbe continuato nell’indifferenza dei paesi occidentali governati da classi politiche interessate solo ai problemi monetari, alle speculazioni  finanziarie ed all’accaparramento e sfruttamento delle risorse dei paesi medio-orientali. Israele da parte sua con l’eliminazione del legittimo governo di Asad si sarebbe liberato di un avversario delle sue mire espansionistiche.

Contro Russia ed Iran si sono scatenate tutta una serie di ritorsioni da parte della benemerita alleanza della Nato a cominciare dalle sanzioni e l’annullamento unilaterali di trattati che avevano lo scopo fondamentale del mantenimento della pace mondiale. Porzioni della Siria sono state illegalmente occupate  dagli USA e da loro alleati ed attacchi missilistici sono stati effettuati contro postazioni militari siriane con aerei partiti da navi e da basi  dell’Italia, rese disponibili dall’acquiescenza dei governi italiani. Malgrado tutto ciò l’esercito della repubblica siriana ha riconquistato con l’aiuto determinante di Russi ed Iraniani gran parte del proprio territorio occupato dai terroristi.

Putin, facendo uso di grande prudenza e capacità diplomatica e non dando seguito a gravissime provocazioni, è sino ad oggi riuscito ad evitare scontri diretti con la NATO e con Israele che avrebbero potuto innescare un conflitto di  imprevedibili dimensioni. Ma al punto in cui ci si trova  viene a sorgere un grave problema: fino a che punto la prudenza e la pazienza di uno stato possono essere esercitate senza menomare la sua credibilità politica ed il suo prestigio internazionale? Infatti prudenza e pazienza senza limiti sono inevitabilmente  interpretati come debolezza e chi da segni di debolezza diventa inaffidabile sugli scenari internazionali caratterizzati da prepotenza e violenza. Due fatti in particolare rischiano  di menomare la reputazione  di Putin. Il primo è l’incapacità  sino ad ora dimostrata di impedire i continui bombardamenti effettuati da Israele in Siria. Il grave  incidente di un abbattimento di un  aereo russo da parte della contraerea siriana, a seguito dell’errore provocato da un aereo israeliano che per darsi una copertura si era deliberatamente accodato a quello russo, ebbe come reazione da parte russa la fornitura alla Siria di missili antiaerei S-300. Il sionista Netanyhau rispose a Putin in maniera beffarda dicendo che gli attacchi israeliani non sarebbero stati fermati e che gli S-300 non sarebbero stati un serio impedimento. Così infatti è avvenuto e la propaganda israeliana può sostenere che nessuno, compresa la Russia, sia in grado di fermare né con la diplomazia né militarmente le decisioni d’Israele. E’ chiaro che questa situazione  mette in cattiva luce la credibilità della Russia, a meno che non  mandi un chiaro, deciso e definitivo monito: al prossimo attacco degli aerei d’Israele in Siria ci sarà una sicura e adeguata risposta. Lo stesso inequivocabile discorso andrebbe fatto nei confronti di attacchi di USA e NATO. Altrimenti si dà adito a credere che la  prudenza e  la pazienza siano in realtà timore e indecisione, cose queste di effetto micidiale quando si hanno di fronte avversari prepotenti, arroganti e privi di qualsiasi scrupolo.

 

Non fidarsi della Turchia

 

Qualsiasi considerazione politica sulla Turchia non può prescindere da una serie di antecedenti storici che qualificano nel tempo la mentalità ed i comportamenti della sua classe dirigente. Non possono essere dimenticate le persecuzioni anticristiane e soprattutto le deportazioni e lo sterminio di centinaia di migliaia di armeni fra l’aprile 1915 ed il settembre 1916; non possono essere dimenticate anche perché la Turchia tale genocidio continua a negare. Non si può inoltre ignorare che le discriminazioni contro le minoranze non musulmane sono tuttora in atto e che l’attuale governo porta avanti un programma politico-religioso ispirato al gruppo fondamentalista dei Fratelli Musulmani che sono tra i principali responsabili dell’attività terroristica in Siria. Infine non si può non tenere conto che la maggior parte degli jiadisti provenienti da tutta l’Europa transitavano dalla Turchia, dove venivano addestrati ed armati, per andare a unirsi alle bande criminali combattenti in Siria. La Turchia ha inoltre invaso alcuni territori del nord della Siria col pretesto di difendere il suo confine dai  Curdi intenzionati a costituire un loro autonomo stato.

Ora nella situazione attuale una notevole e crescente tensione si sta sviluppando  tra Turchi e Russi per  la provincia di Idlib  che è l’ultima enclave siriana ancora in mano ai terroristi. Un accordo si stabilì tra Putin ed Erdogan  per evitare uno scontro tra l’esercito siriano e le bande dei vari gruppi jiadisti, che avrebbe comportato perdite anche tra i civili, e in attesa che si trovasse una soluzione per allontanarli dalla zona. Ma i Turchi stanno nicchiando mentre i gruppi jiadisti accrescono il loro potenziale militare riforniti dagli USA e forse dai Turchi stessi. In definitiva la loro è una situazione assai equivoca; litigano con gli USA ma fanno parte della NATO, stabiliscono per la guerra in Siria intese con i Russi ma tergiversano ad attuare gli accordi, dicono che la Siria deve tornare ad essere unita ma non sono disponibili a stabilire il giorno e le condizioni per  rientrare nei propri confini. La credibilità della politica estera russa esige ormai che si faccia chiarezza e che le decisioni non vengano ulteriormente procrastinate.                                  

 

 

 

22/04/2019                                           

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