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Siria: un passo avanti degli Usa verso il controllo mondiale

10/08/2012 : 11:12

 Siria: un passo avanti degli Usa verso il controllo mondiale

P R E M E S S A


Globalizzazione.

Questa parola viene propagandata all'opinione pubblica occidentale in maniera distorta e tendenziosa. Si vuole far credere che essa sia la risultante della rapidità dei mezzi di comunicazione, della possibilità di entrare in contatto con uomini di qualsiasi parte del mondo usando i sistemi informatici, dell'esistenza di regole commerciali e finanziarie condivise dalla maggior parte degli stati, dalla diffusione di abitudini di vita e di comportamenti sociali simili, La globalizzazione sarebbe dunque una spontanea e naturale tendenza verso forme di unificazione economica, politica e culturale.

Questa interpretazione è un subdolo tentativo di spacciare una realtà ben diversa; la globalizzazione è infatti un programma politico portato avanti dalla potenza egemone (e dai suoi accoliti) per agevolare le attività lecite ed illecite delle proprie  lobbies finanziarie e commerciali ed avere il controllo della politica e dell'economia mondiale ed in particolare per accaparrarsi le fonti di approvvigionamento delle materie prime.

Gli stati che non collaborano alla realizzazione degli interessi della potenza egemone rivendicando una propria autonomia e sovranità e non accettando l'imposizione di regole economiche non condivise vengono prima o poi qualificati come "stati canaglia" ed inseriti nell'agenda dei futuri interventi militari.

Quando non si interviene direttamente e palesemente, magari con la complice acquiescenza dell'ONU, s'interviene indirettamente corrompendo  le dirigenze politiche di quei paesi, fomentando e finanziando le opposizioni interne (che dovunque esistono), inviando agenti delle forze speciali (CIA) per dar inizio ad azioni destabilizzanti,  a cui possono far seguito clandestine forniture di armi, e inventando rappresentanze estere di dissidenti.

Alta tecnologia per l'assassinio degli avversari politici.

Con l'estensione dei poteri e delle immunità concesse alla CIA,Obama ha autorizzato l'utilizzazione di droni con cui assassinare presunti terroristi ed avversari politici. In tal modo circa 239 attacchi sono stati effettuati in vari luoghi del vicino e medio oriente. Il giornale algerino Le Quotidien del 7/6/2012 riferisce che: " con i droni e i raids notturni (per catturare o uccidere) del Comando delle Operazioni Speciali, l'America ha trovato un modo per punire i suoi nemici senza rischiare la vita dei soldati americani. In assenza di un quadro giuridico, il ricorso ai droni interviene in uno sforzo di ristrutturazione  delle forze armate e dei cambiamenti della strategia americana, senza tener conto nè del diritto internazionale, ne della perdita di civili. Nel Pakistan in media più del 90% delle persone uccise dai droni sono state civili."

L'assassinio di Abu Yahia collaboratore del noto capo di al Qaeda, al-Zawahiri, effettuato con un dromo, ha comportato la contemporanea uccisione di 14 civili.

La globalizzazione non è pertanto un semplice programma politico ma una politica americana fatta con il  braccio armato.
 

Il catechismo americano dell'arte di governare.

Un noto studioso di politica estera e militare americana, Tewfik Hamel, ricercatore  all'Università di Strasburgo, ritiene che : " quattro sono i dogmi del catechismo dell'arte di governare dell'America: 1° Gli Stati Uniti devono organizzare e rimodellare il mondo dove altrimenti regnerebbe il caos. 2° L'America è l'organizzatrice e la sola capace di prescrivere e far applicare un tale ordine mondiale.

Nessun altro lo può fare  e gli Stati Uniti devono incessantemente assumersi nuovi oneri. 3° Compete all'America stabilire i principi di quest' ordine che sono americani ma devono divenire universali. 4° E' chiaro che, con l'eccezione di alcuni recalcitranti, i dirigenti politici dei vari stati vogliono che gli Stati Uniti dirigano l'ordine mondiale, ed essi sono inquieti al pensiero che gli Stati Uniti possano cessare di farlo".

Il ruolo dell'Arabia Saudita.

Questo stato teocratico è fondato sulle teorie wahhabite sorte nella metà del XVIII  secolo nell'Arabia centrale per conferire all'Islam una connotazione rigorista sfociante spesso in comportamenti di  estremismo religioso.

Lo dimostra la perdurante poligamia , una drastica separazione dei sessi ( dalle elementari all'  Università i maschi e le femmine frequentano scuole diverse), l'obbligo del velo sul viso per le donne, il divieto per esse   di guidare automobili,ecc. Il re detiene in pratica poteri assoluti in quanto una parvenza di parlamento denominato  Consiglio della Shura è organo consultivo composto da 150 membri nominati dal re stesso. 

La dinastia saudita e l'attuale re Abdullah bin Abdullaziz al Saud, hanno  stabilito con gli Stati Uniti una strettissima  alleanza economica e politica basata sui traffici petroliferi, la presenza di basi militari americane e l'azione di  destabilizzazione dei paesi musulmani non allineati. La propaganda religiosa portata avanti nell'oriente con religione  musulmana  comporta anche finalità politiche con finanziamenti ed eventuali invio di armi.

Le sommosse della Cecenia  russa hanno avuto ispirazione e sostegno dai servizi segreti sauditi.  Recentemente Abdullah ha annunciato d'aver concesso il diritto di voto alle donne ed il fatto, ampiamente propagandato  ed amplificato, è stato salutato assai positivamente dagli USA. Che si tratti d'un bluff è risultato presto evidente.

Tale diritto  potrà essere esercitato solo dal 2015, riguarda  la metà dei seggi dei consigli comunali,  che hanno scarsi poteri,l'altra metà   è nominata dal re.      

L'oltranzismo religioso dei sauditi non solo è rivolto contro quelli di altre religioni ma si esercita anche all'interno dell'Islam  ed in particolare contro i due milioni di sciiti residenti nell'est dell'Arabia. Verso la fine del mese di luglio  una manifestazione  di alcune centinaia di sciiti della regione di Qatif è terminata con numerosi arresti.

Il capo religioso sciita Mohammed  al-Chakhuri è stato ferito ed arrestato ad Awamiya durante una manifestazione in cui le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco  producendo numerosi feriti.

E' evidente che uno stato di questo tipo non può vedere di buon occhio un regime politico come quello siriano, cioè un regime  politico laico, dove le diverse fedi religiose sono tutelate, dove non esiste la separazione sessuale e le donne,non obbligate  al velo, possono circolare liberamente ed esercitare attività lavorative pubbliche e private; ma soprattutto un tale stato non  può accettare che un altro stato arabo si ponga in condizioni di autonomia rispetto agli USA coi quali esso è solidamente  collegato.

Il ruolo della Turchia

Un altro paese, come l''Arabia Saudita, favorevole all'esportazione della democrazia è la Turchia. Cerchiamo di capire quali sono i presupposti su cui si fonda tale vocazione democratica.

Il 24 aprile 1915 si dette inizio in Turchia, governata dal movimento "dei giovani turchi", ad una strage programmata a tavolino nei confronti della popolazione armena residente in territori inglobati dallo stato turco.Il numero dei deportati e degli imprigionati, difficile da stabilire, fu innumerevole; il numero dei morti superiore a 1.500.000. La comunità internazionale è da sempre stata al corrente del genocidio, ma opportunistiche considerazioni politiche (la Turchia fa parte della NATO) hanno evitato prese di posizione precise e decise.

I governi turchi hanno sempre negato e continuano a negare l'esistenza del genocidio e non esitano a mettere nelle loro ospitali galere chiunque si permetta di affermare il contrario. Al passar del tempo la politica truculenta non è cessata, ora è rivolta soprattutto contro i Curdi. Negli anni 90 circa 4000 villaggi curdi sono stati distrutti,migliaia sono i detenuti politici, vi è il divieto di usare la lingua curda, senza processo sono stati eliminati numerosi dirigenti del PKK (Partito dei lavoratori curdi). Tutto ciò è ben noto alla comunità internazionale ed anche al nostro apprezzatissimo e democraticissimo capo del governo, Monti, zelante sostenitore dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea.

A tutto ciò si aggiungono i gravi ostacoli per una piena libertà religiosa. Nel corso degli anni proprietà appartenenti a comunità cristiane ed ebraiche sono state confiscate in quanto le comunità religiose non sono riconosciute. In sostanza l'art. 9 della convenzione europea per i diritti dell'uomo (CEDU) non riceve alcuna attuazione. Numerose restrizioni sono state poste nei confronti del patriarcato greco ortodosso; una persecuzione è in atto nei confronti della minoranza musulmana alawita; una campagna di denigrazione delle Chiese cristiane si effettua con l'appoggio delle autorità governative; il cimitero cristiano di Tresibonda è stato spianato dalle ruspe; le aggressioni a sacerdoti sono sempre più frequenti.

Ebbene, questo stato "democratico", che pur non essendo europeo, dovrebbe secondo una cricca politica europea  far quanto prima parte dell'Unione Europea, è anch'esso interessato ai fatti interni della Siria perché questa non consente ingerenze americane e non è neppure disponibile a subire condizionamenti  da parte del confinante turco.  Il Presidente siriano Al Hasad è inoltre un alawita, cioè appartiene allo stesso gruppo religioso perseguitato in Turchia.
La Turchia, dopo l'Arabia Saudita è il secondo alleato di ferro degli americani e dovrebbe essere uno dei punti chiave per un futuro attacco all'Iran.

Il successo del fondamentalismo islamico ed il disegno sunnita di egemonia religiosa.

Il fondamentalismo, cioè un'interpretazione esasperatamente rigorista della religione, con tutta una serie di conseguenze anche sul piano politico, nasce e si afferma sia per fatti interni all'Islam, sia in conseguenza dell'ingerenza occidentale che tende ad imporre una cultura ed un costume dirompente delle tradizioni e delle strutture sociali musulmane.

Si è fatto a lungo nel mondo occidentale l'apologia dello stato laico e si è auspicato che i governi di tutti gli stati fossero tali. Questo requisito era ad esempio, riconosciuto all'Egitto, alla Libia, all'Algeria,alla Tunisia, alla Siria,all'Iraq,  al Libano. Poi le cose sono cambiate: in Egitto e Tunisia i regimi sono entrati in crisi divenendo sempre più discreditati per il loro pedissequo allineamento alle politiche occidentali, per la corruzione ed i traffici affaristici dei vertici politici e l'incapacità a risolvere i gravi problemi sociali. Quando tale crisi si è fatta particolarmente grave, America ed Europa hanno "scaricato" gli amici Mubarac e ben Ali  ed avvallato per essi l'appellativo di dittatori allo scopo d'ingraziarsi i nuovi arrivati. 
Iraq e Siria avevano manifestato in maniera inconfutabile la loro laicità con la formazione di governi formati da membri di varie etnie e religioni: le lotte e le discriminazioni religiose erano bandite e la pace religiosa veniva imposta se necessario anche con la forza.

Ma questi due stati laici come non volevano condizionamenti confessionali all'interno, così non  volevano  condizionamenti politici all'esterno e rifiutavano di immedesimarsi nell'ordine mondiale della globalizzazione americana.
Sfruttando gli stati emotivi della cosiddetta "primavera araba" , vecchi rancori tribali ed il perdurante antagonismo fra Tripoli e Bengasi, al Gheddafi è stato eliminato perché a sua volta personaggio scomodo ed incontrollabile. Il suo patto d'amicizia con l'Italia (o meglio con Berlusconi) ha fatto traboccare il vaso; la Francia invidiosa e timorosa, con l'appoggio dell'America ed il voltafaccia ordinato all'Italia, ha organizzato i bombardamenti e  l'invio di armi e di guerriglieri del mondo arabo. Senza questo intervento dell'Occidente al Gheddafi sarebbe ancora al potere.

In questo scenario i gruppi fondamentalisti di Libia e Magreb hanno  operato attivamente ma con discrezione lasciando credere ai giovani che si agitavano nelle piazze ed alle ragazze che sognavano  future minigonne che  i dittatori dovevano essere cacciati per istaurare la democrazia e la libertà. Fratelli musulmani e salafiti solo a cose fatte, o quasi, hanno manifestato la loro forza ed il peso che essi avrebbero avuto nei futuri assetti istituzionali.

E il mondo sunnita,da sempre rappresentato dagli orientalisti europei come la tendenza moderata ed affidabile dell'Islam, come si pone in tale complessa situazione? Da un lato esso teme di essere scavalcato dalle forze crescenti del fondamentalismo, dall'altro subisce le  suggestioni  che vengono da Arabia e Turchia. Per non essere scavalcato il sunnismo dichiara la propria avversione allo stato laico e concorda sulla necessità di uno stato ispirato alla shari'a . Questa può essere varie cose ma certamente non la democrazia. Arabia e Turchia, anche se in modi diversi, propongono la supremazia assoluta del mondo sunnita, moderato o fondamentalista, su tutto l'Islam.

Arabia e Turchia  hanno compreso che gli USA non vanno tanto per il sottile e se in un determinato momento hanno fatto il tifo per  lo stato laico, possono però facilmente accordarsi con chi garantisca loro un conveniente accesso alle materie prime e si adegui al loro ordine mondiale,dove c'è  spazio di  lauti affari per tutti gli amici. Un sunnismo con aperture verso il fondamentalismo (che non è un'ideologia ereticale ma solamente rigorista od oltranzista)  ritiene di potere con l'appoggio dell'Occidente e dell'America assumere tutto il controllo del mondo musulmano sradicando una volta per sempre l'eresia dello sciismo e dei suoi derivati. Ma non si può distruggere la shi'a senza abbattere il centro della sua potenza: lo stato iraniano. In tal modo gli interessi fondamentalisti e sunniti si conciliano e coincidono con quelli americani.

Abbattere il vigente regime siriano non ha pertanto nulla a che vedere con la democrazia, è solo una lotta del mondo sunnita, in tutte le  sue componenti, per la conquista del potere, la creazione dello stato islamico e la preparazione delle basi contro il nemico religioso dell'Iran sciita.

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