» Siria

Un po' di storia

09/10/2012 : 10:58

Gli antefatti

La situazione interna della Siria dagli anni 80 in poi è stata caratterizzata da un'  ininterrota emergenza.L'opposizione alimentata soprattutto dall'organizzazione fondamentalista dei Fratelli Musulmani (contrari allo stato laico, alla concessione di tutele alle minoranze ed ai gruppi più deboli, alla politica di nazionalizzazioni e di forte impegno sociale ed infine  all'assunzione di importanti posizioni di potere da parte di personaggi della minoranza alawita) ha reso necessario un ininterrotto controllo di polizia. Tale opposizione della Fratellanza sfociò spesso in gravi episodi di violenza con uccisioni di alawiti (Aleppo 1979) e attentati contro personaggi del governo. Nel febbraio del1982 un'insurrezione armata ad Hama guidata dalla Fratellanza e da  sunniti, che avevano teso un agguato alle forze di sicurezza, provocarono l'intervento dell'esercito e si ebbero migliaia di morti. Scontri armati di notevole portata vi furono anche ad Homs. Negli anni successivi tensioni etniche e  religiose furono costantemente represse.L'annessione israeliana del Golan,  avvenuta con attacco a sorpresa e "a scopo preventivo" nel 1967, e i successivi scontri del 1973 con cui la Siria tentò di riappropiarsi dei territori invasi, ha comportato un forte impegno di bilancio nelle spese  militari, anche perchè nessun trattato di pace fu mai fatto con Israele.

L'invasione israeliana del Libano nel 1982 ha contribuito  ancor di più a mantenere tesissimi i rapporti fra i due paesi. I conflitti mai completamente sedati con Israele hanno inevitabilmente comportato anche una costante avversione degli americani e di riflesso dell'Unione Europea e degli stati musulmani filoamericani (Arabia, Turchia, Emirati, Giordania, Marocco, ecc.). Se a ciò si aggiunge la pretesa (legittima) del governo siriano di poter totalmente disporre della propria sovranità  nazionale senza condizionamenti ed ingerenze straniere, si comprendono chiaramente i motivi per cui da vari anni gli USA hanno inserito la Siria tra gli  stati "canaglia".

La convergenza degli interessi religiosi e di potere di Fratelli Musulmani e sunniti con gli interessi politici ed economici degli Stati Uniti, di Israele e di alcuni paesi occidentali  è quindi all'origine,come già nei precedenti capitoli è stato evidenziato,dell'attuale situazione di grave conflitto.

In questi ultimi anni l'opposizione interna si è limitata a sporadiche azioni terroristiche  ma ha continuato a lavorare nell'ombra stabilendo rapporti internazionali e collaborando con servizi segreti occidentali, sauditi e turchi che hanno,costantemente,  inviato lauti finanziamenti per preparare una situazione insurrezionale appena si fosse presentata l'occasione propizia.


I fatti

L'occasione propizia si è presentata quando in Egitto, Libia e Tunisia si sono sviluppate quelle rivolte che sono state dalla propaganda occidentale definite, col  nome di "primavere arabe". L'esempio di quei paesi era infatti in grado di provocare intense suggestioni capaci di innescare un processo tendente alla conquista  del potere in Siria da parte di Sunniti e Fratelli Musulmani.
Il primo evento che ha preannunciato un imminente stato insurrezionale si è verificato  nella città di Deraa nel sud-ovest, vicino al confine  giordano. Dei ragazzi, emozionati dai preparativi di cui erano a conoscenza, vengono sorpresi dalla  polizia a fare scritte in cui s'invita la popolazione alla rivolta. In uno stato permanente di allarme, aggravato dai gravi  accadimenti dei paesi del nord-Africa e dalle informazioni pervenute dai servizi  di sicurezza, la polizia interviene con la mano pesante pur sapendo che rischia di cadere in una trappola propagandistica.

Infatti un intervento blando poteva essere ritenuto segno di debolezza, mentre un intervento forte può procurare la facile accusa di  comportamento violento. Le susseguenti manifestazioni di  piazza per la loro tempestività, organizzazione ed efficienza hanno dimostrato che esse non erano il  naturale risultato dello sdegno popolare per il maltrattamento dei ragazzi, ma cosa da tempo preordinata per essere prontamente  messa in atto.Si aggredirono, anche con armi da fuoco, le forze di polizia e dell'esercito, si assaltarono caserme ed uffici  pubblici, si procedette al linciaggio di militari isolati ed autorità governative. La notizia dei fatti di Deraa fu come un  segnale per dar corso alla rivolta in altri centri: Homs, Hama,Deir ez-Zor, Lattakia, Aleppo ed infine Damasco.

L'attacco al regime governativo siriano era stato questa volta ben programmato con  l'appoggio degli americani e degli stati europei della Nato, pronti ad intervenire nel caso in cui se ne fosse presentata l'opportunità; si erano clandestinamente, specie lungo il confine turco, inviate armi e munizioni, si erano introdotti guerriglieri turchi, sauditi, libici e del Catar. Erano già da tempo disponibili numerosi gruppi di sunniti iracheni infiltrati tra i due milioni di profughi fuggiti dall'Iraq dopo l' "esportazione della  democrazia".

Si sapeva  a priori  su quali diserzioni di soldati ed ufficiali sunniti si potesse contare. La lotta armata doveva  inevitabilmente essere portata all'interno delle città; non si trattava infatti di  eserciti che potessero  scontrarsi in campo aperto su vaste aree del territorio. Che questi attacchi portati all'interno dell'abitato avrebbero causato un alto numero di morti fra i civili era quindi prevedibile ed inevitabile.

Si è cercato di accreditare questa guerra come  un fatto interno della Siria dove vi è un popolo che aspira alla libertà e che vuol liberarrsi dall'oppressione di Hassad; i fatti invece hanno dimostrano che in realtà la guerra in Siria è in gran parte alimentata da guerriglieri esterni supportati dagli USA, dalla NATO, dall'Arabia saudita, dalla Turchia, dal Catar, ecc. La  guerra  non è  solo quella combattuta direttamente con le armi ma anche quella fatta di sanzioni, aiuti economici, tecnologici e militari e soprattutto di propaganda.

Il giornalista algerino Benkhedda B. il 13 agosto 2012, nel giornale algerino Le Quotidien, nel commentare i fatti di Siria ha evidenziato l'importanza della propaganda bellica e ne rende noti  due principi fondamentali:
" Allo scopo di vedere le cose in maniera più chiara, è importante prendere in considerazione i principi della  propaganda di guerra. In effetti, per manipolare l'opinione pubblica, l'agressore fa ricorso a due principi fondamentali.

1)Occultare gli interessi economici: l'agressore fa sempre credere che egli fa una guerra per la democrazia e la libertà de popoli, ma non dice mai che egli fa una guerra per il petrolio e gli  interessi delle multinazionali. Prendere il controllo della Siria vuol dire per  gli Stati Uniti eliminare la Russia dal bacino mediterraneo, neutralizzare il Libano, indebolire l'Iraq, affermare la potenza di  Israele ed in conseguenza assicurare la continuità dell'utilizzazione delle ricchezze della regione.La messa sotto controllo della Siria  permetterà agli Stati Uniti di attaccare l'Iran. All'occorrenza essi indeboliranno i  Cinesi e i Russi poichè avranno sotto controllo la maggior parte delle riserve di idrocarburi e lo stretto d'Ormuz, passaggio strategico per il traffico petroliero marittimo. I giochi economici sono colossali al punto tale che gli Stati Uniti non esitano ad utilizzare tutti i loro alleati come pedine sullo scacchiere politico.

2) Censurare il dibattito: l'agressore fa il possibile per impedire al pubblico d'avere accesso a diverse versioni  dei fatti. Sfortunatamente la maggior parte delle catene di televisioni siriane sono state eliminate dai satelliti Hotbird e Nilesat. Dei media operanti correttamente avrebbero dato la parola ai due campi opposti in modo che ciascuno potesse dare la propria versione. E' da  sottolineare che quasi tutte le informazioni che ci pervengono dalla Siria sono emesse  dall' Osservatorio siriano dei diritti umani (OSDH), che è una struttura fantasma imposta come principale fonte d'informazione per la stampa occidentale da Ben Rhodes, consigliere aggiunto alla sicurezza nazionale delle comunicazioni strategiche della Casa Bianca.I media non hanno mai messo in discussione la  credibilità di questa sigla anche nel caso in cui le sue affermazioni siano state  smentite da osservatori della Lega Araba o da quelli delle Nazioni Unite. Da  quanto la Casa Bianca ha ordinato ai suoi alleati di ritirare il proprio personale diplomatico dalla Siria, l'unica fonte d'informazioni delle cancellerie europee è stata questa struttura fantomatica che non ha nè locali, né personale,né recapito. Gli Stati Uniti continuano a fare in Siria quello che hanno già fatto in Iraq ed Afganistan.Per vincere la guerra essi presentano il presidente siriano come un mostro a cui attribuiscono  tutti i misfatti del mondo.L'agressore non dice affatto che egli vuole  sottomettere un popolo, ma dice sempre che egli vuole eliminare un dittatore.

Le considerazioni di Benkhedda condividibili in toto od in parte trovano comunque alcuni  riscontri oggettivi.
Uno dei temi propagandistici più frequentemente divulgati è quello delle stragi dei bambini. Si tenta spesso in maniera assai grossolana, e con la convinzione che il pubblico occidentale sia ormai totalmente privo di spirito critico e di discernimento, da accreditare l'opinione che esse siano scientemente programmate dal mostro Al-Assad per terrorizzare le popolazioni. Ora, anche chi non abbia la minima competenza in questioni militari, si rende facilmente conto che la scelta di una guerra urbana comporta, come già sopra accennato,l'inevitabile perdita di numerosi civili e quindi anche di bambini.(Vogliamo ricordare quante decine di migliaia di bambini sono morti in Italia  nel secondo conflitto mondiale, bombardati e mitragliati dagli anglo-americani? E quanti ne sono morti ad Hiroschima e Nagasaki?)

Una seconda tesi propagandistica è consistita nell'affermare che i corpi speciali  della polizia hanno sistematicamente sparato contro inermi manifestanti. Oggi  sappiamo in maniera inconfutabile che in molti casi parte dei manifestanti era armata e che tra i manifestanti vi erano guerriglieri provenienti dall'esterno con funzioni di sobillazione e  provocazione. Semmai ciò che  si può discutere e se le forze di polizia abbiano saputo sufficientemente discriminare le semplici manifestazioni di protesta da veri e propri atti eversivi finalizzati a provocare scontri ed azioni di guerriglia. Ma  la fonte della maggior parte dei mezzi d'informazione- dalla Reuters, alla CNN, da  Le Monde, all'ANSA ed ai quotidiani nostrani-è come già detto sopra : l'Osservatorio siriano per i diritti umani che ha sede a Londra.   Ora, se si parla dei dati forniti dal regime, si evidenzia che è impossibile verificarli a causa della censura, quando provengono dall'Osservatorio pur essendo anche in questo caso impossibile verificarli si assumono a priori come veritieri. In conseguenza si dà per scontato che tutti i morti  civili siano stati uccisi dall'esercito regolare mentre le armi dei rivoltosi avrebbero il particolare requisito di colpire solo i militari di  Al-Assad e non a loro volta dei civili e quindi anche dei  bambini.

Malgrado la "censura del dibattito"  imposta dagli USA e dai loro alleati occidentali  non è possibile attuare un controllo totale e notizie significative possono  sempre trapelare o essere reperite attraverso impegnative ed adeguate  indagini che purtroppo non tutto il pubblico è in grado di effettuare. Ne segnaliamo alcune. La prima è un reportage di Repubblica del 3 luglio 2012 realizzato da Alberto Stabile. Il titolo è Tra i cristiani in fuga da Hama- Il regime siriano ci proteggeva ora non possiamo uscire di casa. Seguono una seri di interviste. Abdu dice: Quando abbiamo visto che non potevamo affacciarci alle finestre senza rischiare di essere uccisi abbiamo  lasciato le nostre case. Abdu che  si è rifugiato a Saidnaya, una delle culle dei cristiani d'oriente, dopo essere fuggito da Hama dice ancora : l'esistenza dei cristiani è minacciata ad Hama, dove eravamo una comunità di ventimila persone e adesso sono rimasti solo quelli che  non hanno nulla da mangiare.

L'articolo prosegue: lo stesso succede ad Homs e nelle altre città in cui i cristiani, dopo essere  rimasti per mesi estranei al conflitto, si sono visti mettere sempre più nel  mirino di gruppi armati spesso d'incerta provenienza, integralisti islamici di  fede sunnita. Dopo altre interviste l'articolo si conclude con quella dell'architetto Maria Sadeeh che afferma: L'occidente deve stare molto attento a combattere i regimi laici del Medio Oriente perchè non si sa quello che potrebbe arrivare dopo. Qui in  Siria c'è un tessuto multireligioso che fa parte della storia del Paese. Un regime diverso finirebbe per annullare questo elemento imprescindibile  dell'identità siriana.

Un altro intervento non allineato con le disposizioni propagandistiche filoamericane è stato  quello di Panorama del 18 luglio. Il titolo è: La diaspora dei cristiani. In un riquadro sopra il titolo, in grassetto, sta scritto: La comunità (cristiana), 2,5 milioni di persone, è sempre stata protetta dagli  Assad. Ma ora che l'integralismo islamico si rafforza, la fuga è iniziata.L'articolo inizia con un'intervista fatta a Maalula, suggestiva cittadina di lingua aramaica dove da secoli convivono tranquillamente cristiani e musulmani, a Belajia Sayaf madre superiora di un famoso convento  greco-ortodosso.  Riportiamo alcuni passi delle sue dichiarazioni: L'Occidente arma la mano dei fondamentalisti islamici decisi a distruggere secoli di pacifica convivenza tra le  religioni e le minoranze siriane.Ci impone sanzioni che colpiscono la povera  gente: non possiamo più esportare i nostri prodotti agricoli e i prezzi sono  saliti alle stelle.I cristiani se ne vanno a migliaia.Hanno paura. Non vogliono  tornare nelle catacombe. L'articolo prosegue affermando che ad Hama circa 20.000 cristiani sono stati espulsi e ad Homs i miliziani della brigata Faruq hanno costretto alla fuga la maggior parte dei  100.000 cristiani ed invaso le loro case. Si riferisce poi l'esito di  un'intervista della deputata cristiana Maria Saadeh ( già menzionata in precedenza): Molti cristiani emigrano per mettere in salvo famiglia e figli. Temono l'avvento di un regime islamico  intollerante e la fine di un tessuto multireligioso che fa parte della nostra  storia e che il governo laico siriano ha saputo salvaguardare.Questi e pochi altri servizi giornalistici mettono dunque chiaramente il luce quanto viene opportunisticamente taciuto dai governi e dalla stragrande  maggioranza della stampa occidentale: uno dei punti del programma degli  oppositori di Al-Asad consiste nell'estirpare dalla Siria la minoranza cristiana.  

Tutto ciò avviene nell'ambito di una strategia di vasta portata che prevede non solo la lotta contro gli sciiti ( e gli alawiti) ma anche contro tutte le minoranze cristiane del mondo  musulmano, dalla Nigeria all'Egitto, dalla Libia all'Arabia Saudita ed alla Turchia.

Si potrebbe a questo punto documentare tutta una serie di altri misfatti compiuti dagli  insorti, come le fucilazioni di militari governativi o di civili alawiti, se  quanto sopra evidenziato non fosse di per se stesso già sufficiente a trarre  delle prime conclusioni. Si può veramente credere che costoro se  arrivassero al potere sarebbero i portatori della libertà e della democrazia come la propaganda occidentale tenta di accreditare? Si può conciliare la  libertà e la democrazia con delle cruente persecuzioni religiose?

Lo scenario internazionale.

Uno scopo non secondario per abbattere il regime di Al-Asad è, come già accennato, quello di estromettere la Russia dal Mediterraneo. I Russi infatti detengono un'importante base navale a Tartus. Senza la presenza di questa importante base navale le flotte americane e Nato avrebbero il dominio incontrastato di tutto il Mediterraneo. Alla marina russa resterebbero le basi confinate nel mar Nero. I veti della Russia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU per sanzioni alla Siria ed eventuali interventi militari, spacciati come necessità di ordine umanitario, hanno pertanto una chiarissima giustificazione. Non sarebbe stato logico infatti che i Russi approvassero risoluzioni che sono rivolte indirettamente anche contro se stessi.

I veti cinesi nel Consiglio di Sicurezza sono anch'essi di facile interpretazione: appare evidente ai cinesi (ed anche ai russi) che è in atto da parte degli USA il tentativo di creare intorno a Cina e Russia una cintura di stati filoamericani su cui impiantare basi militari aventi lo scopo d'istaurare un sistema di soggezione e di condizionamenti alla loro politica ,accaparrandosi inoltre la disponibilità delle fonti di materie prime di cui la Cina non potrebbe più disporre.

L'Iran, stato sciita fondamentalista, stato canaglia per Americani ed Israeliani, non perseguita le minoranze cristiane né le altre minoranze religiose esistenti nel suo territorio. L'Iran contesta che vi debbano essere stati col privilegio di possedere essi e solo essi gli armamenti nucleari, USA, Regno Unito, Francia, Israele, India, Pakistan. Soprattutto l'Iran contesta che gli si debba negare il diritto di produre uranio arricchito, che secondo quanto ufficialmente dichiarato dovrebbe servire per centrali nucleari, nella presunzione che esso possa essere utilizzato per scopi militari. Restando su di un piano teorico ed in linea di principio si potrebbero condividere le prese di posizione dell'Iran, senonchè i modi oltranzisti ed eccessivi della sua politica estera e soprattutto le minacciose affermazioni del suo Presidente nei confronti di Israele creano più o meno fondate preoccupazioni e d'altra parte forniscono l'alibi a chi ha interesse a mettere in Iran un governo pilotabile come fu a suo tempo quello dello shah. Specialmente dopo le ripetute dichiarazioni americane ed israeliane d'intervenire a breve termine, e dopo il recente discorso del premier Netanyahu alle Nazioni Unite con cui ha preannunciato un intervento militare entro la fine dell'estate, l'Iran continua ad essere schierata a favore del regime di Al-Asad in quanto è evidente che la Siria, con cambio di regime, potrebbe divenire una delle basi principali per una massiccia offesiva dei paesi occidentali.

Israele in questa situazione non ha avuto una parte da protagonista infatti, se la caduta di Al-Asad costituirebbe la fine del regime di uno stato nemico, la successione di un governo islamico fondamentalista non determinerebbe necessariamente una situazione più favorevole.

Provvisoriamente Israele si accontenta del fatto che nella Siria nemica ci sia il caos che le consente di rafforzare le sue posizioni sul Golan e nel sud del Libano con future prospettive di ulteriori allargamenti ( anche se non consistenti con quanto farnetica l'estrema destra israeliana che pretende d'includere tutti i territori sino a Damasco).

La Francia, memore dei suoi antecedenti coloniali che le consentirono di manipolare la situazione dell'area sirolibanese, con l'invenzione di uno stato libanese del tutto artificiale e sconesso dal retroterra siriano con cui costituiva da secoli un unico contesto socioculturale, è fra i maggiori sostenitori dell'intervento militare in Siria, dopo essere stata una dei maggiori sostenitori del nuovo regime Libico. Surclassata dalla superpotenza Usa ed al tempo stesso totalmente allineata e solidale con Israele, la Francia si agita per dimostrare che anch'essa conta qualcosa. L'Italia invece, che non conta nulla, si sente gratificata nell'adottare pedissequamente la politica estera USA e di far parte della cerchia dei loro più fedeli alleati (come Turchia, Araba Saudita, Israele, ecc.).

In questo contesto gli sforzi del mediatore dell'ONU, Kofi Annan, che aveva presentato un piano per mettere intorno ad un tavolo tutti i contendenti, allo scopo di pervenire ad una tregua ed iniziare le discussioni per un futuro assetto della Siria, sono stati drasticamente vanificati dagli USA, dall'Unione Europea, da parte della Lega Araba e dagli insorti che vogliono l'esclusione di Al-Asad da qualsiasi trattativa. Al-Asad ritiene invece che lui ed il suo partito non debbano essere esclusi dai futuri assetti della Siria a cominciare dalle elezioni per eleggere un nuovo parlamento,avente il compito, fra l'altro, di emanare una nuova costuzione. Al-Asad ritiene di poter ancora contare su una parte non trascurabile del popolo siriano (alawiti,sciiti,cristiani, parte di sunniti moderati) e non accetta un'esclusione aprioristica.; conseguentemente rifiuta una resa incondizionata che avrebbe tra le altre conseguenze, con il tacito assenso dell'Occidente e della Lega Araba, tutta una serie di vendette e di eccidi nei confronti della parte politica che lo sostiene.

USA, Unione Europea e Lega Araba, mentre sollecitano interventi sempre più determinati contro la Siria lealista, motivandola falsamente con l'urgenza di porre fine alle stragi, vogliono in realtà l'annientamento di Al-Asad anche per il timore che in un futuro confronto elettorale abbia consensi tali da porlo in una posizione non trascurabile della vita politica siriana. In tali condizioni il tentativo di Kofi Annan, condiviso anche da Russia e Cina, era inevitabilmente destinato a fallire e il nuovo mediatore dell' ONU Brahimi, se continuerà il sabotaggio delle trattative tra le parti in conflitto, dovrà fallire a sua volta.

Considerazioni finali


Riassumendo: tutte le rivolte del mondo arabo non hanno nulla a che vedere con la democrazia ma con la conquista del potere per la creazione di stati islamisti. La democrazia, invenzione del mondo occidentale, è un'aspirazione che riguarda solo gruppi di intellettuali aperti alla cultura europea, ma non le vaste masse popolari che stanno dimostrando di essere sensibili ad un discorso di Islam radicale. Non è d'altra parte sufficiente l'adesione ad un formale sistema istituzionale con elezioni più o meno regolari che può garantire l'esistenza di una reale democrazia, ma l'istaurazione di un metodo di governo basato sulla giustizia, sulla legalità, sulla solidarietà, sul rispetto dei diritti civili e della libertà religiosa, sulla dedizione al bene comune. ( Hanno tutte queste caratteristiche i vari governi succedutesi in Italia?). Il Presidente egiziano Mursi, esponente dei Fratelli Musulmani, ora elogiato dalla stampa europea ed americana, potrà anche per un pò atteggiarsi a moderato, potrà anche promettere buoni rapporti con l'Occidente, ma come potrà, se vorrà continuare ad essere un buon seguace della Fratellanza e dell'Islam, realizzare la democrazia secondo il significato che le viene attribuito nel mondo occidentale? Si dirà che la cosa è ininfluente; se si hanno ottimi rapporti con Abdulla, re di uno dei meno democratici paesi del mondo, perchè non si dovrebbe andar d'accordo col fondamentalista islamico Mursi? Dialtra parte qualcosa di positivo Mursi ha già cominciato a fare lanciando forti minaccie contro lo stato laico di Al-Asad.

Anche lo stato siriano di Al-Asad non è uno stato democratico come noi lo intendiamo, ma cosa dobbiamo preferire uno stato laico poco democratico o uno stato fondamentalista che in quanto tale democratico concettualmente non può essere e che se inizialmente presenta qualche apparenza di democrazia prima o poi dimostrerà che democratico non può assolutamente essere? Purtroppo in tutta la vicenda della Siria parole come libertà, democrazia, diritti umani, vengono dal blocco occidentale usati in maniera subdola e propagandistica per dare copertura ad inconfessabili interessi di egemonia politica ed economica.

Giuseppe Occhini

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